In sintonia con Evangelii gaudium di Papa Francesco

Testimoniare, narrare, formare. “Incontriamo Gesù”. Guida alla lettura

Gli orientamenti per la catechesi tracciano il cammino della Chiesa che genera i suoi figli

Conferenza Episcopale Italiana, Incontriamo Gesù, Orientamenti per l’annuncio e la catechesi in Italia, 2014

“Siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli. Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari” 1Ts 2,7b-8

Questa citazione, tratta da uno dei primi testi del Nuovo Testamento, apre il testo degli Orientamenti CEI pubblicati nel 2014, in un momento di grande trasformazione nella vita della Chiesa. «La Chiesa si mostra madre proprio in quanto genera alla vita di Dio e alla fede cristiana» (n. 47). Ancora prima si può leggere: «In quanto madre, la Chiesa è “grembo accogliente, comunità di credenti in cui si è generati come figli di Dio e si fa l’esperienza del suo amore”» (n. 29). Non è certamente l’unica cosa che, quanto al suo mistero e alla sua missione, nel testo si dica della Chiesa, ma è la più pregnante e questo proprio nel significato etimologico e letterale del termine, ossia la più generativa.

Perché INCONTRIAMO Gesù e non INCONTRARE Gesù?

Incontrare Gesù = obiettivo teorico segnalato ad un altro (dietro c’è una scuola).

Incontriamo Gesù = obiettivo vissuto da una comunità e testimoniato (dietro c’è una comunità).

“Incontriamo Gesù” è un documento che vuole accompagnare l’annuncio catechistico nella sua conversione pastorale, da dottrina da insegnare a esperienza da comunicare.

A tale scopo gli Orientamenti si rivolgono a coloro che, accanto ai loro vescovi, hanno responsabilità nel formulare progetti diocesani e percorsi parrocchiali per l’annuncio e la catechesi.

Nel contempo, il presente testo interpella le comunità parrocchiali con i loro consigli pastorali, le associazioni e i movimenti ecclesiali, in particolare parroci, presbiteri, diaconi, persone consacrate, catechisti, formatori di giovani, animatori di percorsi per fidanzati e famiglie, e tutti gli altri operatori pastorali (IG 6).

Una veloce lettura dell’Indice ci permette di cogliere in modo sintetico l’enorme ricchezza del testo.

Capitolo 1

Abitare con speranza il nostro tempo

Un nuovo impegno di evangelizzazione (8-31) per un nuovo contesto da abitare

Capitolo 2

Annunciare il Vangelo di Gesù. Il coraggio del primo annuncio (32-46) (per una nuova abilità pastorale da acquisire).

Capitolo 3

Iniziare, accompagnare e sostenere l’esperienza della fede.

Il cammino dell’iniziazione cristiana (47-62): Un altro modo per far nascere nuovi cristiani

Capitolo 4

Testimoniare e narrare. Formare servitori del Vangelo (63-95): Un altro modello di formazione

Ma… nel nuovo c’è del buono

Siamo invitati a riconoscere il bene esistente nei nuovi scenari (IG 10)

L’Introduzione colloca gli Orientamenti, nell’attuale contesto culturale e ecclesiale. Il tono non è celebrativo: da subito si mettono accanto ai motivi positivi anche i problemi, le difficoltà, le inadempienze – nonché i ritardi – di questi decenni.

Motivi positivi:

  • accresciuto legame alla Parola
  • ricchezza propositiva del Concilio
  • tanta azione pastorale appassionata
  • accresciuta creatività
  • moltiplicati strumenti di formazione (n. 1.4.7)

Problemi e difficoltà:

  • secolarizzazione avanzata
  • una revisione ancora timida dell’intera azione ecclesiale
  • pastorale di conservazione e non stile missionario permanente (n. 2-3)
  • L’intera Comunità è responsabile dell’iniziazione cristiana (n. 7. 28-29)

Tutto un popolo cristiano – con varie forme di ministero, di coinvolgimento, di preghiera, di volontariato, di accoglienza e di generosità – ha reso e rende possibile l’impegno dell’annuncio e della catechesi nelle nostre comunità.

Capitolo I “Abitare con speranza il nostro tempo. Un nuovo impegno di evangelizzazione”

Un mondo è tramontato: sono rimasti in piedi alcuni simboli.

È arrivato un mondo nuovo, ma ancora ci sembra di brancolare nel buio…

Si è cercato di sottolineare maggiormente i “segni di speranza” considerando la «cultura contemporanea come via di missione e non solo come ostacolo».

Segni di speranza (n. 9)

L’«accresciuta sensibilità per la libertà in tutti gli ambiti dell’esistenza». Tale ricerca di libertà – quando rispettosa dell’altro, attenta ai suoi bisogni e accogliente – abbatte gli steccati degli integralismi ideologici e dei facili pregiudizi, e permette la contaminazione positiva tra le culture e gli stili di vita, aprendo così la strada a quell’autentica possibilità di cambiamento che si oppone alla cultura dell’egoismo.

Sapere Gesù (n. 27)

In sintesi, il processo catechistico, è introduzione viva nella relazione con Gesù, La catechesi è un sapere Gesù (2Cor 2,2): incontrarlo, conoscerlo, celebrarlo, viverlo e anche gustarne la bontà e l’amore.

Cap II

È interamente dedicato al Primo annuncio.  Accanto ad una parte per così dire descrittiva nei n. 36-41, si cercano di tratteggiare quelle «soglie» attraverso le quali si può concretamente operare una pastorale di annuncio. Il capitolo si conclude con delle Proposte pastorali (così anche il III e il IV capitolo) tra le quali i “Laboratori sull’annuncio”: idea che ha riscosso molti apprezzamenti.

Primo annuncio (n. 5,14,18,20,27, 32-46)

Il primo annuncio è la proclamazione del Vangelo a chi non ne è a conoscenza o non crede, e anche ai praticanti. Ha come obiettivo l’adesione fondamentale a Cristo nella Chiesa e l’avvio alla conversione.

Attento all’essenzialità ed espresso in una molteplicità di linguaggi, prima che un insegnamento, il primo annuncio è un messaggio di gioia, una «lieta notizia». In tal modo, esso è il cuore di tutta l’opera evangelizzatrice (EG 164). Essenza del primo annuncio: Il Signore Gesù è morto ed è risorto per te, per mostrarti il volto del Padre, per salvarti, per accompagnare la tua vita (in ogni percorso esistenziale), per donarti l’eternità.

Dio ci affida il suo Vangelo n. 30-40:

Particolare impegno dei laici chiamati a portare nei luoghi della vita quotidiana un’offerta di compagnia e di speranza.

Attenzione particolare ai luoghi della fragilità.

Scoprirsi fragili (n. 41)

Attenzione particolare alle tante fragilità affettive, a quelle relative ai ruoli, come la perdita di lavoro, il fallimento educativo. Possiamo pensare, inoltre, anche alle malattie – soprattutto psichiche – al lutto per la perdita di una persona cara, alle situazioni di disabilità, alla consapevolezza legata al processo d’invecchiamento, fino all’estrema fragilità, rappresentata dal morire.

Dinanzi alla fragilità del morire intesa nei suoi diversi aspetti siamo nel cuore della fede, dell’annuncio del Dio della vita, della rivelazione della pasqua di morte e risurrezione del Signore e dell’affermazione del Credo: «Credo nella risurrezione della carne e nella vita eterna». Siamo nel kerygma pasquale.

Capitolo III “Iniziare, accompagnare e sostenere l’esperienza di fede. Il cammino della Iniziazione cristiana”

Questo capitolo si concentra sull’Iniziazione Cristiana. Prima l’Iniziazione cristiana degli adulti (Catecumenato: n. 49-51) quindi gli itinerari per bambini e ragazzi (n. 52-54).

Viene presentata la maternità della Chiesa che genera i suoi figli alla fede e li accompagna (n. 47-48)

La Parrocchia luogo ordinario dell’iniziazione Cristiana (n. 55)

L’attenzione al ruolo primario della famiglia e il richiamo all’apporto che può essere offerto dai cammini associativi per bambini e ragazzi – quali quelli proposti dall’Azione cattolica, dallo scoutismo cattolico, dall’oratorio, dalle varie forme di spiritualità giovanile, come pure da specifiche attività svolte nelle scuole paritarie di ispirazione cristiana –, non toglie che il luogo proprio dell’iniziazione cristiana sia rappresentato dalla parrocchia, «ambito ordinario dove si nasce e si cresce nella fede». È qui soprattutto, che i cristiani vivono l’anno liturgico, imperniato sulla Domenica, memoria viva della Pasqua. La gioia e la festa sono gli elementi fondativi e costitutivi della comunità parrocchiale che trova in Dio la sorgente della felicità. Un bambino o un ragazzo che passa per la parrocchia non riuscirà mai ad intraprendere un cammino di fede se non viene accolto ed educato in un clima di festa e di gioco. Su questo versante le attività ricreative, lo sport, la vita di gruppo sono occasioni veramente straordinarie per risvegliare il senso della vita e l’apertura al Trascendente.

PROPOSTE PASTORALI

  1. La fascia 0/6 anni

Per valorizzare la presenza dei genitori – almeno di coloro che sono disponibili a lasciarsi coinvolgere –appare sempre più promettente curare la preparazione al Battesimo e la prima fase della vita (0-6 anni). L’evangelizzazione passa, in questo periodo, attraverso il linguaggio delle relazioni familiari. La comunità cristiana impara in tal modo a costruire relazioni fondate sulla continuità, la gratuità, la semplicità, la stima per ciò che le famiglie realizzano nella dedizione per i loro figli. (n. 59)

  1. La sfida della mistagogia

La mistagogia, infatti, è tempo propizio di passaggio dalla straordinarietà dell’esperienza iniziatica –sostanziata dalla ricchezza dei sacramenti celebrati– all’ordinarietà di una vita comunitaria centrata sull’Eucaristia; è tempo della memoria del dono ricevuto, tempo di un’esperienza bella di Chiesa e, quindi, di un’appartenenza coinvolgente, in un’età in cui la vita esplode in tutta la sua complessità e intensità. (n. 62) La mistagogia non s’improvvisa, parte da lontano.

Capitolo IV “Testimoniare e narrare. Formare servitori del Vangelo”.

Questo capitolo è sul ministero e la formazione di evangelizzatori e catechisti. È di fatto il capitolo più innovativo. Quanto alla “ministerialità dei catechisti” (n. 76-78) il Consiglio Episcopale permanente ha inteso, per così dire, rafforzare il Mandato del Vescovo, che non dovrebbe essere generico, o episodico.

Gli evangelizzatori

L’evangelizzatore è un cristiano adulto, cittadino responsabile, capace di narrare e motivare la propria vicenda di fede e di raccontare la sua esperienza di Cristo, radicata nell’appartenenza ecclesiale. Non deve conoscere tutto, ma sa che il Vangelo è capace di illuminare ogni dimensione umana. (n. 66)

Identità e vocazione dei catechisti

È una persona trasformata dalla fede che, per questo, rende ragione della propria speranza instaurando con coloro che iniziano il cammino un rapporto di maternità/paternità nella fede dentro un’esperienza comune di fraternità. Armonizza i linguaggi della fede – narrativo, biblico, teologico, simbolico-liturgico, simbolico-esperienziale, estetico, argomentativo – per impostare un’azione catechistica che tenga conto del soggetto nella integralità della sua capacità di apprendimento e di comunicazione.

La formazione dei catechisti (n. 79-96)

Nel predisporre itinerari specifici di formazione, bisognerà tener conto che quanti si offrono per questo ministero dovranno maturare sentendosi abilitati al servizio; in continua formazione; discepoli e comunicatori; testimoni del Vangelo e di vera umanità; capaci di lavorare in equipe.

La Conclusione (n. 96-100) è breve e vuole sintetizzare nell’ambito della comunità domenicale l’impegno di evangelizzazione e catechesi.

Paolo Simonetti